Il giorno in cui Apple perse il suo CEO: l’addio di John Sculley
Il 18 giugno 1993 segnò una svolta importante nella storia di Apple. Quel giorno, John Sculley lasciò la guida dell’azienda dopo dieci anni al comando, travolto da un crollo del titolo AAPL in borsa che aveva minato la fiducia del consiglio di amministrazione e degli investitori. Una data che spesso viene dimenticata nelle grandi cronache della tecnologia, ma che rappresenta uno dei momenti più delicati nella vita della compagnia di Cupertino.
Sculley era arrivato in Apple nel 1983, strappato dalla PepsiCo con quella famosa frase di Steve Jobs che è diventata leggenda: “Vuoi vendere acqua zuccherata per il resto della tua vita, o vuoi cambiare il mondo?”. E per un po’, in effetti, le cose andarono bene. Sculley portò disciplina manageriale, fece crescere i ricavi e supervisionò il lancio del Macintosh. Ma il rapporto con Jobs si deteriorò rapidamente, fino all’espulsione del cofondatore nel 1985. Da quel momento, Sculley si trovò da solo al timone.
Il declino che portò alle dimissioni
I problemi iniziarono ad accumularsi nella prima metà degli anni Novanta. Apple faticava a tenere il passo con la concorrenza dei PC compatibili IBM, che offrivano prestazioni simili a prezzi decisamente più bassi. Il mercato stava cambiando in fretta e la strategia di Sculley, basata su prodotti premium e margini elevati, iniziava a mostrare crepe evidenti. Il progetto Newton, un assistente digitale personale sul quale l’azienda aveva investito enormi risorse, non riuscì a conquistare il pubblico come sperato.
Il prezzo delle azioni AAPL crollò, e con esso la credibilità del CEO. Il consiglio di amministrazione decise che era il momento di voltare pagina. John Sculley lasciò la carica di amministratore delegato, anche se mantenne per un breve periodo il ruolo di presidente prima di uscire definitivamente dalla società pochi mesi dopo.
Un passaggio che cambiò tutto
Guardando indietro, l’uscita di Sculley da Apple fu l’inizio di un periodo turbolento che avrebbe attraversato diversi altri CEO prima del ritorno di Steve Jobs nel 1997. In un certo senso, il fallimento della gestione Sculley rese possibile quello che sarebbe successo dopo: la rinascita completa dell’azienda con l’iMac, l’iPod e tutto ciò che ne seguì.
Quella giornata di giugno del 1993 ricorda quanto rapidamente possano cambiare le sorti di un’azienda tecnologica. Anche di una che si chiama Apple. Il crollo del titolo in borsa non fu solo un numero su uno schermo, ma il segnale che qualcosa di profondo non funzionava più nella visione strategica della compagnia. E quando il mercato parla con quella chiarezza, anche i CEO con dieci anni di esperienza alle spalle devono fare un passo indietro.


