Il Mac mini con chip M5 si avvicina: cosa aspettarsi dal modello 2026
Il Mac mini 2026 potrebbe essere dietro l’angolo, e le premesse sono parecchio interessanti. Dopo il redesign radicale dell’ottobre 2024, che ha trasformato questo piccolo desktop in un cubo da 12,7 centimetri per lato con chip M4 e M4 Pro, Apple sembra pronta a fare un altro passo avanti. Ma stavolta il cambiamento sarà tutto sotto la scocca: nuovi processori, prestazioni migliorate e un occhio di riguardo verso l’intelligenza artificiale on device.
Chi sperava di vedere il Mac mini aggiornato durante l’evento “Special Experience” di inizio marzo 2026 è rimasto a bocca asciutta. Apple ha però presentato il chip M5 Pro, e praticamente tutti i segnali puntano nella stessa direzione: il prossimo Mac mini arriverà con processori M5 e M5 Pro. Mark Gurman di Bloomberg lo aveva anticipato già a fine 2025, e a dicembre dello stesso anno MacRumors ha scovato riferimenti diretti al Mac mini M5 in alcuni file trapelati. Non proprio un segreto, insomma.
Un dettaglio curioso: in questo momento il Mac mini è stranamente difficile da comprare. Le configurazioni con 32GB o 64GB di RAM risultano non disponibili o con tempi di consegna che arrivano fino a 10 o 12 settimane. Potrebbe dipendere dalla carenza globale di DRAM, con i prezzi alle stelle per via della domanda dei data center dedicati all’AI. Oppure, più semplicemente, Apple sta preparando il terreno per il nuovo modello. La finestra di lancio più probabile? Attorno al WWDC di giugno 2026, anche se nulla è confermato ufficialmente.
Chip M5 e M5 Pro: cosa cambia davvero nelle prestazioni
Parliamo di numeri concreti, perché il salto generazionale non è trascurabile. Il chip M5, debuttato nell’ottobre 2025 sul MacBook Pro, mantiene l’architettura a 3 nanometri ma introduce un design GPU completamente nuovo con acceleratori hardware dedicati all’AI. I risultati parlano chiaro: la GPU offre prestazioni fino al 45% superiori rispetto all’M4, e in determinati compiti di picco arriva a essere quattro volte più veloce. Per le attività legate all’intelligenza artificiale, come la generazione di immagini, si parla di velocità fino a 3,5 volte superiori. Anche le velocità di lettura e scrittura dell’SSD quasi raddoppiano.
Il chip M5 Pro, arrivato a marzo 2026, alza ulteriormente l’asticella con quella che Apple chiama “Fusion Architecture”: due die combinati in un unico SoC, 18 core CPU (6 super core e 12 performance core) e capacità multithreaded nettamente migliorate. Per il Mac mini, questo significa un desktop compatto capace di gestire carichi di lavoro professionali senza battere ciglio.
Specifiche, design e prezzo: cosa aspettarsi dal nuovo Mac mini
Sul fronte delle specifiche tecniche, la base di partenza dovrebbe restare 16GB di RAM per il modello M5, con configurazioni fino a 32GB. Il modello M5 Pro partirà probabilmente da 24GB, arrivando fino a 64GB. Un cambiamento significativo riguarda lo storage: visto che Apple ha raddoppiato la capacità base sui MacBook Pro e MacBook Air di marzo 2026, è lecito aspettarsi che il Mac mini parta da 512GB di SSD anziché 256GB. Opzioni fino a 4TB per l’M5 e 8TB per l’M5 Pro completerebbero il quadro.
Novità anche per la connettività: Wi-Fi 7 e Bluetooth 6 sembrano praticamente certi, dato che Apple li ha già introdotti sugli ultimi portatili. Il Thunderbolt 4 resterà sul modello base, mentre il Thunderbolt 5 accompagnerà la versione Pro.
Il design fisico non cambierà. Quel cubo compatto introdotto nel 2024 è destinato a restare per diversi anni. Nessun nuovo colore in vista, e le porte rimarranno identiche: due USB-C frontali, jack audio da 3,5mm, tre porte Thunderbolt posteriori, HDMI e ethernet gigabit.
Sul prezzo la questione è più delicata. Se Apple seguisse la stessa strategia adottata con i laptop (raddoppio dello storage base con leggero aumento di prezzo), il Mac mini potrebbe salire a circa 699 dollari o 699 sterline. Ma c’è un altro elemento nell’equazione: il nuovo MacBook Neo, che parte anch’esso da 599 dollari e include un display integrato, mettendo pressione competitiva sul Mac mini come opzione economica. E poi c’è la questione della produzione parzialmente spostata in Texas, presso uno stabilimento Foxconn, che potrebbe aiutare Apple a evitare certi dazi ma anche introdurre costi aggiuntivi. Insomma, il prezzo finale è tutto fuorché scontato.


