System 7, il sistema operativo che ha cambiato per sempre il Mac
Trentacinque anni fa, nel maggio del 1991, Apple rilasciava System 7, un aggiornamento che avrebbe ridefinito il modo di usare il Mac. Prima di macOS, prima ancora di OS X, esisteva il Classic Mac OS, nato nel 1984 insieme al primo Macintosh e rimasto in vita fino al 2002, quando Steve Jobs gli celebrò un vero e proprio funerale sul palco. In quei diciotto anni il sistema operativo originale si era evoluto parecchio, ma nessun singolo aggiornamento ha avuto un impatto paragonabile a quello di System 7. Gran parte delle funzionalità che oggi si danno per scontate su un Mac sono nate proprio lì.
Il sistema operativo originale del Mac era un piccolo capolavoro, ma era stato pensato nei primi anni Ottanta per hardware estremamente limitato. All’inizio degli anni Novanta, qualche passo avanti era stato fatto: il supporto ai display a colori era arrivato, così come una forma embrionale di multitasking grazie a software come Switcher e MultiFinder. Ma erano soluzioni rattoppate, vincolate dalla scarsissima memoria disponibile sui Mac dell’epoca. Poi è arrivato System 7 e ha cambiato le regole del gioco.
Multitasking, Force Quit e le novità che usiamo ancora oggi
La vera rivoluzione di System 7 è stata il multitasking. Prima, i Mac avevano così poca RAM che far girare un programma oltre al Finder era già un piccolo miracolo. Con System 7, Apple ha abbracciato l’idea che si potessero eseguire tutte le applicazioni che la memoria permetteva. È stato aggiunto un menu Applicazioni nella barra dei menu, l’antenato diretto di quello che si trova ancora oggi su macOS. Insieme al multitasking è arrivata anche la memoria virtuale, che permetteva al sistema di usare parte del disco fisso per estendere la RAM disponibile. Chi non ha vissuto quell’epoca fatica a immaginare quanto fosse frustrante lavorare prima: copiare dati tra due app significava salvare, chiudere, aprire l’altra applicazione, incollare. E ogni passaggio richiedeva un tempo che oggi sembrerebbe surreale.
Più programmi aperti significava anche più problemi. Per questo System 7 ha introdotto il comando Force Quit, attivabile con una combinazione di tasti. Anche se Apple raccomandava caldamente di riavviare subito dopo averlo usato, perché la vera protezione della memoria sarebbe arrivata solo con OS X.
Ma le novità non finivano qui. Il Finder ha finalmente imparato a cercare i file per nome, ponendo le basi per quello che un giorno sarebbe diventato Spotlight. Le cartelle in vista elenco hanno ottenuto le freccette di espansione che si usano ancora oggi. Gli alias dei file sono nati con System 7, così come la possibilità di continuare a lavorare mentre una copia di file era in corso. E quella funzione di etichettare i file con colori personalizzati che macOS Tahoe ha reintrodotto? Era già presente in System 7. Persino il concetto di trascinare un file sopra l’icona di un’app per aprirlo, un gesto che ormai è puro istinto, non esisteva prima del 1991.
L’eredità di System 7 e la fine di un’epoca
Non tutto quello che System 7 ha portato è sopravvissuto. Il menu Apple trasformato in una cartella personalizzabile, i Pannelli di Controllo separati in singoli elementi, le Extensions che promettevano di estendere il sistema ma finivano spesso per renderlo instabile: sono tutte idee che col tempo sono state abbandonate, per buone ragioni.
System 7 è stato il frutto del lavoro di un gruppo di ingegneri soprannominato i Blue Meanies, dal film dei Beatles. Il nome derivava da un sistema di pianificazione interno: le funzionalità raggiungibili a breve termine venivano scritte su cartoncini blu, quelle a lungo termine su cartoncini rosa e rossi. I progetti a lungo termine, come la memoria protetta e il multitasking preemptivo, finirono in iniziative come Taligent e poi Copland, entrambe mai arrivate a compimento. Il fallimento di Copland portò Apple ad acquistare NeXT, riportando Steve Jobs in azienda e gettando le fondamenta di Mac OS X.
System 7 non ha risolto tutti i problemi del Classic Mac OS, ma gli ha dato abbastanza ossigeno da sopravvivere fino al momento giusto per essere sostituito da qualcosa di radicalmente nuovo. A trentacinque anni di distanza, chi usa un Mac oggi deve ancora molto a quei cartoncini blu e al team che li ha trasformati in realtà.


