Trump saluta Tim Cook con il suo stile inconfondibile: “Ha fatto un lavoro migliore di Steve Jobs”
Il presidente Donald Trump ha voluto rendere omaggio a Tim Cook, CEO uscente di Apple, con un post pubblicato su Truth Social che ha immediatamente fatto il giro del web. E lo ha fatto nel modo più trumpiano possibile, chiamandolo ancora una volta “Tim Apple” e raccontando che Cook lo avrebbe chiamato per “baciargli il posteriore”. Un classico, insomma.
Nel messaggio, Trump ha elogiato la leadership di Tim Cook alla guida di Apple, arrivando a sostenere che avrebbe fatto un lavoro persino migliore rispetto al leggendario Steve Jobs. Una dichiarazione che, conoscendo il personaggio, va presa con le dovute cautele ma che racconta molto del rapporto particolare tra il presidente e il CEO di Cupertino.
Il rapporto tra Trump e il CEO di Apple
La storia tra Trump e Tim Cook è lunga e piena di sfumature. Negli anni, il CEO di Apple ha sempre mantenuto un approccio pragmatico nei confronti della politica americana, cercando di costruire ponti con qualsiasi amministrazione fosse al potere. Con Trump, in particolare, Cook ha coltivato una relazione strategica, fatta di cene, telefonate e visite alla Casa Bianca. Un atteggiamento che gli ha attirato critiche da una parte della Silicon Valley, ma che probabilmente ha anche protetto Apple da alcune delle politiche commerciali più aggressive dell’amministrazione.
Il soprannome “Tim Apple” è ormai diventato una sorta di tormentone. Nacque durante un incontro ufficiale nel 2019, quando Trump chiamò Cook con il cognome dell’azienda anziché con il suo. Da allora, il presidente non ha mai smesso di usarlo, trasformando quello che era un lapsus in una specie di marchio affettuoso.
Un passaggio di consegne storico per Apple
Al di là del colore della dichiarazione di Trump, il vero tema resta il futuro di Apple senza Tim Cook al timone. Cook ha guidato l’azienda per oltre un decennio, portandola a diventare la prima società al mondo a superare i tremila miliardi di dollari di capitalizzazione. Un risultato che, numeri alla mano, è difficile da contestare.
Chi prenderà il suo posto dovrà confrontarsi con sfide enormi: la crescita del mercato dell’intelligenza artificiale, la competizione sempre più feroce nel settore degli smartphone, le tensioni geopolitiche con la Cina dove Apple produce gran parte dei suoi dispositivi. Non esattamente una passeggiata.
Il post di Trump su Truth Social, con tutto il suo tono sopra le righe, segna comunque un momento simbolico. Che piaccia o meno lo stile del presidente, il riconoscimento pubblico verso Tim Cook conferma quanto il CEO uscente di Apple sia stato una figura centrale non solo nella tecnologia, ma anche nel rapporto tra Silicon Valley e politica americana. Un capitolo che si chiude, mentre un altro sta per aprirsi.


