Apple WWDC 2025, tra Liquid Glass rivisto e la corsa all’intelligenza artificiale
La WWDC 2025 di Apple è stata tutto fuorché prevedibile. Il keynote annuale, andato in scena in formato virtuale, ha offerto uno spettacolo curioso: un’azienda che, senza ammetterlo apertamente, ha fatto marcia indietro su parecchie scelte controverse. E lo ha fatto con una certa eleganza, va detto.
Partiamo da Liquid Glass. Apple non ha esattamente ritirato il contestatissimo design, ma ha introdotto uno slider che permette di regolarne l’intensità. Si va da un estremo in cui tutto si fonde in un groviglio visivo quasi incomprensibile, fino a un livello dove finalmente si riesce a distinguere qualcosa. Un compromesso, certo, ma accolto con un certo sollievo dalla comunità. A questo si aggiungono la rimozione delle icone dai menu di macOS, altra nota dolente per gli utenti storici del Mac, e la standardizzazione dei raggi degli angoli delle finestre. Con macOS Golden Gate già all’orizzonte, Tahoe rischia seriamente di essere la versione che molti salteranno a piè pari.
Controllo parentale potenziato e il tema AI affrontato con cautela
Una sorpresa genuina è arrivata dalla lunga sezione dedicata ai controlli parentali. Apple ha speso una porzione significativa del keynote per illustrare miglioramenti attesi da anni, pensati per proteggere i minori da contenuti sessualmente espliciti, violenti o carichi di odio. Funzionalità necessarie, anche se non prive di zone grigie: il rischio di abuso da parte di genitori poco rispettosi dell’identità dei propri figli resta una preoccupazione concreta.
Fatto sta che, per quasi trenta minuti, l’intelligenza artificiale è rimasta sullo sfondo. Un fatto insolito nel 2025. Quando finalmente è emersa, lo ha fatto in un contesto preciso: come qualcosa da cui i genitori potrebbero voler proteggere i propri figli. Craig Federighi ha persino lanciato una frecciatina ai concorrenti, dichiarando che sembra proprio che alcuni stiano correndo avanti con l’AI solo per il gusto di farlo. Un’affermazione che ha il sapore di chi ha visto i video delle platee che fischiano ogni volta che qualcuno pronuncia quelle due lettere.
Siri, feste da organizzare e funzioni concrete
Naturalmente, dopo quel preambolo, Apple ha comunque dedicato il resto del keynote all’AI. Ma lo ha fatto con un tono diverso, cercando di legare ogni funzionalità a benefici concreti e alla tutela della privacy, piuttosto che limitarsi a sventolare la bandiera dell’innovazione fine a sé stessa.
La prima demo di Siri potenziata dall’AI? Organizzare una festa. Sì, esattamente come aveva mostrato Google al suo evento poche settimane prima. A quanto pare, il grande problema irrisolto dell’umanità nel 2025 è mandare un invito via email, pianificare un menu e generare un’immagine per l’occasione. Due keynote in due mesi sullo stesso identico scenario lasciano perplessi, ma le big tech sembrano convintissime che sia questa la frontiera.
Al netto dell’ironia, Apple ha presentato anche funzionalità più interessanti. La possibilità di riformulare le foto è apparsa davvero promettente, così come il creatore di estensioni per Safari e le nuove opzioni per l’organizzazione delle schede. Strumenti che potrebbero effettivamente risultare utili nella vita di tutti i giorni.
Il mercato azionario, con il suo tempismo impeccabile, ha reagito facendo crollare il titolo Apple non appena sono iniziate le demo di Siri. Se Wall Street non ha gradito, forse significa che il keynote era davvero pensato per le persone reali. Definire questa una “Snow Leopard year”, cioè un anno dedicato a sistemare ciò che non funziona piuttosto che a inseguire rivoluzioni, non è affatto un insulto. È probabilmente il miglior complimento possibile.


